Si è conclusa con una ovazione la chiusura della “Seconda Conferenza Programmatica” con la presenza dei dirigenti del nostro partito arrivati da tutta Italia. L'abbiamo scritto ieri - ci ripetiamo oggi – tutti bravi i relatori che hanno permesso di stilare un documento di peso politico, morale ed etico importante: “per gli ideali si è pronti a morire” o come ha detto il Presidente Teodoro Bontempo: “nel centro destra ci vogliamo stare ma con la nostra identità”.
Non entreremo nel dettaglio, poiché, sono state molte le relazioni, tutte interessanti e di valore, ma almeno i nomi dei relatori li vogliamo citare per il contributo che hanno dato anche per la riuscita della “Conferenza Programmatica”.
Sul tema: “Identità politica e culturale” sono intervenuti: Antonio Del Prete, “Responsabile Settore Università e Ricerca scientificasabile Dipartimento Programma; Gino Ioppolo, Segretario regionale della Sicilia; Gabriele Limido, Segretario regionale della Calabria; Nello Musumeci Dirigente Nazionale; Luca Lorenzi, Responsabile nazionale Gioventù italiana; Carlo Maria Breschi, Ufficio del programma; Ruggero Razza, Responsabile Dipartimento per le Politiche culturali; Stella Mele, Responsabile Settore iniziative speciali; Michele Rallo, Segretario provinciale di Trapani; Fabrizio Carbone, Responsabile italiani all'estero; Antonio Mazzella, Responsabile segreteria politica.
dsc_0256.jpgSul tema: “Contesto istituzionale ed elettorale” sono intervenuti: Annarita Guarracino, Responsabile Settore Pari Opportunità-Donne; Andrea Sabbatini, Settore editoria; Rodolfo Sideri, Scuola di Partito; Titti Monteleone, Segretario regionale del Veneto; Gianni Musetti, Responsabile Settore Comuni; Filippo Cangemi, Responsabile Dipartimento Politiche Istituzionali; Paolo Agostinacchio, Segretario regionale della Puglia e Responsabile Dipartimento Enti Locali; Livio Proietti, Segretario Amministrativo; Bruno Esposito, Responsabile della Organizzazione; Luigi D'Eramo, Responsabile Settore tesseramento; Maurizio Bruno, Responsabile Settore elettorele Vittorio Messa, Segretario regionale del Lazio; Giuseppe Lonero, Segretario regionale del Lazio; Monica Nassisi, Responsabile Settore giustizia; Walter Stafoggia, Segretario regionale delle Marche e Responsabile Settore editoria.
Sul tema: “Economia e Stato sociale” sono intervenuti: Paolo Chiarenza, Responsabile Settore per le Relazioni sindacali-Nuclei d'ambiente; Alberto Arrighi, Responsabile Dipartimento economico-Attività produttive; Nicola Di Donna, Dirigente regionale Puglia; Ernesto Pezzetta, Segretario dsc_0260.jpgprovinciale; Angelo Scognamiglio, Responsabile Centri Studi sociali ed economici; Giuseppe Mistretta, Responsabile Settore province; Patrizia Rigliaco, Responsabile Politiche per la famiglia; Mauro Nocelli, Responsabile Settore energia; Lello Candido, Responsabile Settore credito ed assicurazioni.
Molto entusiasmo ed apprezzamento sono arrivati dagli interventi degli ospiti: Renata Polverini, Segretario Generale UGL; Giuseppe Scoppelliti, Sindaco di Reggio Calabria; Ignazio La Russa, Ministro della Difesa.
Accolte con una grande ovazione le relazioni del Segretario Nazionale, Francesco Storace, che abbiamo pubblicato in sintesi e del Presidente Nazionale Teodoro Bontempo che ha chiuso i lavori della manifestazione.
Da segnalare gli interventi di Roberto Bonasorte, Commissario della Federazione di Roma e provincia; Carmine Mancini, Consigliere provinciale di Isernia; Luciano Auriemma, Responsabile del Settore immagine mass media ed internet con una relazione in slidw show esposta da Rosa Rita La Marca, Ufficio Internet Community.
Ci scusiamo se abbiamo dimenticato qualcuno.
Alla fine della manifestazione è scaturita una piattaforma politico sociale che ha permesso di tradurla in un documento che Adriano Tilgher - complimenti per il suo ottimo intervento - ha sintetizzato per la pubblicazione.
Pier Giorgio Francia
IL DOCUMENTO
La Destra deve rappresentare qualcosa di inedito nel panorama della politica italiana avviando una Nuova Sintesi nazionale e sociale con una concezione ed una mentalità diverse della politica che oramai disgusta i tre quarti degli Italiani e soprattutto i giovani, anche perché i movimenti ed i partiti non sono credibili nell’intercettare le fasce del malessere.
Queste sono formate dal vasto neo-proletariato culturale e sociale che si raccorda sempre più a quella che fu la piccola e media borghesia schiacciata dal neoliberismo che ne riduce il ruolo sociale costruito attorno al concetto di sicurezza minacciata oggi dalla disoccupazione, dalla delinquenza più o meno organizzata, dai tagli allo stato sociale, alla sanità, alla scuola, alla previdenza.
Fasce sociali che tendono, per la logica stessa del capitalismo, a diventare sempre più povere e prive di rappresentanza: operai, disoccupati, sottoccupati, pensionati, ...studenti, commercianti, artigiani, professionisti, ...piccola e media industria.
I partiti nelle loro varie espressioni viaggiano tutti verso la perdita di rappresentanza che ormai è già una realtà: vota ormai sempre meno gente e lo fa o per convenienza o perché ancora si appiglia ad una speranza malriposta di cambiamento.
Una chiara collocazione si impone insieme ad un nuovo progetto che sappia cogliere le ansie e le aspettative che partono dalle fasce colpite dalla globalizzazione culturale, economica, di pensiero, etnica, per rivendicare il diritto all’autonomia. Autonomia della persona e del popolo dalla soffocante dittatura dei partiti, dei sindacati, dei mass – media asserviti alle logiche del pensiero unico economicista, dalla clientela e dalla corruzione, postulato principe di questo sistema di potere, dal sottosviluppo di intere aree del paese, dal ricatto della disoccupazione e della miseria che attanaglia sempre più famiglie italiane, dalla mancanza dei più elementari servizi sociali tagliati in omaggio ai parametri di Maastricht, dall'annichilimento consumista e dagli pseudo – valori occidentali, dal capitale e dalle sue forme odiose di sfruttamento e di costruzione del sistema sociale sull'appartenenza a classi formate in base al criterio economico.
La Destra deve rappresentare la rabbia di milioni di esclusi dal circuito neoliberista che si organizzano in un partito che si apre spazi sia nelle istituzioni, concorrendo alle elezioni, sia sul terreno dell'intervento politico laddove sorgano in modo evidente le contraddizioni più stridenti tra le necessità popolari ed il progetto di annientamento dell'identità nazionale e sociale portato avanti dal neoliberismo.
Non basta, dobbiamo elaborare una nostra originale Idea di Stato ed un'analisi rigorosa delle dinamiche sociali ed economiche che ci evitino di cadere in facili semplificazioni dei problemi, come nel caso dell'immigrazione, per capire qual è il tipo di società che auspichiamo, la nostra concezione della proprietà privata e dei mezzi di produzione, la nostra visione geopolitica che oggi non può fare a meno di considerare il nuovo peso che stanno acquistando la Russia, la Cina e l’India.
La Geopolitica è la Scienza che studia i rapporti tra il fattore Politico e il dato Geografico nella storia interna ed estera dei popoli e delle masse continentali. La geopolitica può veramente divenire strumento prioritario di lotta oltre ad offrire la chiave interpretativa dei fatti correnti; una chiave che ci permetterà di aprire molte porte finora per noi precluse in partenza da pregiudiziali ideologiche tanto obsolete quanto dure a morire.
Alla luce della geopolitica l’immigrazione indiscriminata non è soltanto un problema di ordine pubblico, che va affrontato comunque con risolutezza e senza infingimenti, ma è un fenomeno epocale generato dalle sciagurate politiche liberiste sovranazionali che hanno reso drammatiche le condizioni dei popoli disagiati.
E’ contro questi nemici, e non contro i reietti della terra, che va indirizzata la nostra lotta. Per restituire, a chi le ha perse, le proprie radici, la propria cultura, la propria terra.
Dobbiamo delineare la nostra concezione del lavoro sempre più fattore di alienazione individuale che espressione di creatività al servizio della Comunità. Una moderna concezione del lavoro, non consiste nelle forme di precariato, quali oggi siamo abituati a vedere nella logica del lavoro come costo di produzione, ma nella versatilità e varietà di apporti alla crescita sociale ed economica di una comunità, nella logica del lavoro come elemento base per la dignità dell'uomo e per la crescita di un popolo.
La Destra deve dare voce, forza e credibilità agli interessi nazionali e popolari schiacciati dallo strapotere delle lobbies economico finanziarie, multinazionali ed apolidi. La percezione dell'assenza di un'opposizione al liberismo crea uno spazio politico enorme e disponibile solo che si abbia la forza ed il coraggio di occuparlo nonostante le barriere difensive che la logica del falso bipartitismo crea, per esempio con assurde e liberticide leggi elettorali.
Dichiararsi, sic et simpliciter, alternativi al liberalcapitalismo non è sufficiente se non si pone un progetto realmente alternativo e credibile sul piano economico e sociale: la Socializzazione, non solo delle imprese, ma della intera società che vuol dire improntare tutta la costruzione societaria ad un comunitarismo che parta dai mezzi di produzione, recuperi la funzione sociale dei beni privati, ed arrivi al ruolo sociale che deve abolire la categoria “spirituale” ed economica del consumatore borghese moderno. Accanto alla socializzazione, va approfondito tutto il filone dell'autogestione dei mezzi di produzione che rappresenta un tentativo valido di spezzare a monte la logica del profitto e che può rappresentare coniugato ad un federalismo costruito intorno all'Idea forza dell'Europa dei popoli un passo in avanti significativo per avviare un percorso autentico ed originale di autonomia da schemi precostituiti.
Siamo, e saremo sempre, in particolare, con i diseredati della Terra, gli emarginati, gli oppressi, gli sfruttati, le categorie più deboli e indifese della società e con chiunque lotti per l'EQUITÀ’ e il diritto di ogni membro della Comunità ad avere i beni e i servizi essenziali ad una vita degna di essere vissuta e proiettata verso interessi che travalichino il fattore meramente materiale.
Per questo, sull’insegnamento dei nostri avi, siamo per la Proprietà Sociale dei mezzi di produzione, in particolare modo per quanto concerne quelli essenziali allo Sviluppo ed alla difesa della Comunità stessa.
Si pensi soltanto al sistema bancario, assicurativo, alle materie prime e fonti energetiche, ai servizi e alle comunicazioni, alla grande distribuzione, come alle mega-concentrazioni industriali-finanziarie, internazionali e non, che sono diventati veri e propri stati nello stato, nonché cavalli di Troia per la penetrazione dei potentati stranieri, nordamericani in primis, l’altra branca – oltre quella militare – che tiene schiacciata l’Italia e l’Europa sui diktat della banca Mondiale e del FMI.
Riappropriarsi delle radici, della propria Storia, della propria lingua e cultura, dei propri Valori, in una parola della propria Tradizione è un imperativo per un Movimento che vuole, in prospettiva, non soltanto rivoluzionare le istituzioni sociali e politiche, ma pretende di porsi all’avanguardia di un rinnovamento nello stile e nella Visione del mondo di un popolo ormai quasi totalmente asservito ad una visione consumista e materialista dell’esistenza.
Ci vuole un grosso impegno civico e civile che riporti gli Italiani a riprendersi la guida del proprio destino, in campo nazionale scacciando i partiti venduti ad interessi economici multinazionali, in campo internazionale riconquistando la propria autonomia e sovranità.
Al progetto di globalizzazione dei mercati, che vuol rendere i cittadini del mondo utenti omogenei ed indifferenziati del supermercato mondiale gestito dai pochi individui controllori delle risorse, l'unica risposta possibile è che ogni popolo del pianeta riacquisti e rivendichi le proprie peculiarità etniche culturali e si federi con gli altri movimenti e popoli che stanno attuando questo progetto per poter avere possibilità concrete di battere il potere finanziario e capitalistico nazionale ed internazionale gestore della piovra liberaldemocratica.
Da questi brevi spunti, scende naturale la strategia politica de La Destra: collegarsi alle vaste fasce del malessere per organizzarle in un partito diverso, anche come tipo di struttura, che diventi movimento di popolo che si riappropri del sacrosanto diritto di decidere autonomamente il proprio destino, svincolato dagli interessi economici del sistema bancario e finanziario, veri padroni attuali del potere nazionale e mondiale.
Possiamo e dobbiamo da una parte collegarci alle fasce del malessere, facendo capire inequivocabilmente che non siamo disponibili a tradirli per un tornaconto personale, dall'altra possiamo diventare un punto fermo per spostare l'asse politico del finto bipolarismo su posizioni più sociali. E' questa la scelta della non-collusione che contraddistinguerà in modo univoco il nostro cammino.
da www.ladestranews.it
martedì 10 novembre 2009
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