lunedì 28 settembre 2009

CANONE RAI? NO GRAZIE

Se qualcuno vuole partecipare, può farcelo sapere, in modo da poter raccogliere i televisori vecchi da buttare e usare per questa iniziativa.

da: www.storace.it

E’ davvero giunto il momento di abbattere il canone Rai. Non serve più a niente, se non a mantenere un esercito di lottizzati – la gran massa dei giornalisti – che può tranquillamente sopravvivere con la pubblicità. E per questo immagino che La Destra dovrà fare da sola questa battaglia, visto che da una parte c’è chi vuole che i cittadini paghino questa tassa che non ha alcun senso se non per garantire i propri uomini, e dall’altra c’è chi non vuole rimetterci in spot.

Ma è una battaglia che ci deve vedere protagonisti anche con azioni clamorose.
Intanto, è un bene che Il Giornale e Libero abbiano pubblicato la modulistica per la disdetta.
Appena abbiamo pubblicizzato l’iniziativa su Facebook molti ci hanno chiesto che si rischia.
In questa settimana metteremo su tutte le idee e le contromisure a tutela del cittadino.
Ho chiesto a Bruno Esposito, come responsabile dell’Organizzazione, e a Adriano Tilgher, capo del dipartimento Programma, di setacciare tra i nostri dirigenti quanti hanno voglia di impegnarsi, sia sotto il profilo legale che su quello esecutivo. Altrettanta capacità di mobilitazione ho chiesto a Luca Lorenzi per la struttura di Gioventù italiana.
Per poi andare a manifestare sotto la Rai. Ma non perché Santoro maltratta Berlusconi, ma perché la Rai lottizzata censura chi rappresenta comunità politiche come la nostra, che ha il diritto di esprimere un’opinione e non le viene consentito solo perché non stiamo in Parlamento esclusivamente per la legge elettorale che ha permesso di starci a chi ha raccolto meno consensi di noi.

C’è una disparità enorme: continuiamo a vedere le facce di Diliberto e Ferrero, ma noi non ne abbiamo diritto.
Alla Rai dobbiamo regalare decine e centinaia di televisori vecchi. Li rottameremo sul cavallo di viale Mazzini; le nostre federazioni cominceranno a raccoglierne e all’ora “x” provvederemo con tanto di annuncio. Ci vengano a fermare, se avranno il coraggio di bloccare un’azione popolare di disobbedienza civile.

Il mese che si apre è dedicato all’avvio della campagna per il nostro tesseramento – che il 31 ottobre vedrà coincidere il ventennale della scomparsa di un grande uomo di cultura come Beppe Niccolai, con la giornata nazionale per le adesioni a La Destra.
Facciamola accompagnare e precedere da una serie di manifestazioni sotto le sedi Rai; organizzando assistenza ai cittadini che vogliono smetterla con la tassa più odiosa che c’è; mettiamo in piedi uno staff di giuristi per varare finalmente il referendum per abolire la legge che istituisce il canone.
Va studiata con cura per superare i mille ostacoli di natura costituzionale.
Ma non dobbiamo arrenderci. E anche alla tv di Stato si accorgeranno che La Destra c’è.

domenica 27 settembre 2009

Nazione e lavoro.

L’approvazione a larghissima maggioranza del bilancio del partito, della mia relazione politica e dell’organigramma ci consentono finalmente di aggiustare la mira e far partire un’offerta di politica seria al Paese. Lo stesso dissenso del 3 per cento dei componenti del comitato centrale è comunque positivo, perché segna una discussione che non ha avuto incertezze e una volontà comune di partecipare alla costruzione di un progetto politico utile all’Italia.
Il partito si riorganizza con una grande campagna per il tesseramento che avrà il suo inizio formale il 31 ottobre, con appuntamenti organizzati dalle federazioni in tutta Italia per incentivare le adesioni a La Destra. La tessera avrà validità biennale, il costo sarà di appena 20 euro di cui 15 saranno trasferiti alla struttura territoriale. L’appello ai segretari provinciali e regionali – che riunirò poi nella prima settimana di dicembre - è a concentrarsi in maniera decisa su questa scadenza: se ogni provincia riuscisse a iscrivere mille persone, raggiungeremmo l’obiettivo di centoventimila iscritti. Non è un traguardo impossibile, se si lavora con metodo. E ne raccoglieremmo i frutti a primavera con candidati, rappresentanti di lista e sottoscrittori per le firme che serviranno a presentarci alle regionali e alle amministrative.
Presentiamoci fin da ora ai cittadini come il partito della nazione e del lavoro, che abbiamo impresso nelle nuove tessere. E lo faremo, proprio il 31 ottobre, quando ricorderemo un grande pensatore come Beppe Niccolai di cui in quella giornata cadrà il ventennale della scomparsa.
Saremo il partito dell’identità sociale, che delineeremo nei suoi contenuti il 7 e 8 novembre nella conferenza programmatica che terremo ad Orvieto, dove chiederemo a tutti un contributo di idee per realizzare il messaggio che una forza di destra deve saper lanciare all’Italia. C’è un mondo di idee antiche e nostre che e’ troppo sparpagliato: occorre che sia capace di unirsi verso l’avvenire e La Destra ambisce a diventarne la casa comune senza pregiudizi ma sapendo che la nostra politica deve essere proiettata in avanti e non indietro, per un’accorta politica di alleanze nell’Italia del voto utile….
Facciamolo conoscere questo partito che deve presentarsi fiero di sé alle regionali e alle amministrative: non devono fermarci né le difficoltà economiche ne’ quelle rappresentate da odiosi sbarramenti. Anzi: nelle zone dove la partitocrazia imperante da una parte e dall’altra erige le barriere più elevate, maggiore impegno deve esserci per il proselitismo e il tesseramento. Questo si’ dipende solo da noi ed è sufficiente a far capire a tutti la nostra forza.
Entro luglio, con i nuovi iscritti avremo anche i segretari regionali eletti dalla base, un altro impegno che manteniamo come esempio di democrazia che con il tempo che scorre si afferma nella crescita del nostro movimento politico.
Ambiamo a diventare un punto di riferimento per tantissimi italiani che hanno perso la rappresentanza delle idee della destra e sono disponibili a guardare a noi solo se ci presentiamo all’uscio di casa con la pulizia che caratterizza i nostri uomini e le nostre donne, la nostra gioventù, la nostra militanza.
Andiamo a proporre loro un patto per condurre insieme battaglie di rappresentanza e di denuncia sul senso dei valori dell’uomo, sulle questioni che riguardano il lavoro a partire dall’occupazione, dalle morti bianche, dal rapporto con le banche e con l’immigrazione. Spieghiamo a tutti che cosa vogliono dire signoraggio bancario come male assoluto e partecipazione dei lavoratori agli utili e alla gestione delle aziende come salvezza per la nostra economia.
Che vuole La Destra, vi chiederanno alla proposta di una tessera in cambio di 20 euro e gli risponderete che per noi il lavoro non è un costo di produzione, ma un bene sociale che deve affermare la dignità della persona; che lo Stato sociale serve a garantire pari opportunità per tutti a prescindere dal ceto sociale e che va sviluppato secondo meritocrazia; che la nostra identità nazionale nasce dal campanile, si sviluppa nel territorio, rigenera l’unità di un popolo; che il nemico è quel potere usurario utilizzato dal sistema finanziario e che l’alternativa si chiama funzione sociale del credito e della proprietà; che abbiamo un profondo senso dell’autonomia – che è libertà – in senso morale, culturale, politico, territoriale.
Questa è La Destra. Sta a noi spingerla verso la vittoria. E Nazione e Lavoro diventeranno un valore per un’intera comunità di buoni italiani.

da: www.storace.it

sabato 26 settembre 2009

Relazione di Storace dal Comitato Centrale di oggi.

http://www.ladestranews.it/editoriale/comitato-centrale-la-relazione-del-segretario-nazionale-francesco-storace.html

questa invece la relazione integrale:

http://www.storace.it/wp-content/uploads/2009/09/VERSIONE-INTEGRALE-MIA-RELAZIONE-CC-26_091.pdf

da: www.ladestranews.it

giovedì 24 settembre 2009

Vergogna!!!

Ritengo sia giusto porre all'attenzione dei lettori quanto di aberrante emerge dal sito – indymedia piemonte -, nonostante porti la data del 21 settembre, a funerali di stato e privati avvenuti;
vi invito a pubblicare pertanto ciò che scaturisce dal commento che di seguito espongo:


questo è ciò che scrivono su:

http://piemonte.indymedia.org/article/5764?&condense_comments=false#comment4412

L'eroe di Kabul iscritto al partito Nazional Fascista

Lunedì 21 settembre, 2009 17:31

Begli eroi

e così si scopre che una delle vittime di Kabul era iscritto al gruppo di un partito illegale

Il gruppo dei nazional fascisti

Si sente sempre di più il bisogno di un'inchiesta sulle deviazioni ideologiche all'interno di un corpo, come quello della Folgore, che sembra il ricettacolo di invasati che inneggiano al nazionalsocialismo e al fascismo




- VERGOGNA!!!
All'orrore dell'attentato subito dai nostri militari a Kabul si sono aggiunti gli orrori scaturiti in dichiarazioni apparse e lette, espresse da vari appartenenti a centri sociali, collettivi studenteschi, associazioni pacifiste ecc., compreso il gesto di quel professore e dirigente scolastico che non ha ritenuto giusto fermare la scuola per un minuto di raccoglimento. Ma il più vergognoso e ignobile in assoluto ritengo sia quanto emerso dal sito internet - indymedia piemonte - che ha inteso offendere la Folgore e denigrare il giovane di Lubriano, Giandomenico Pistonami.
La giusta definizione è l'espressione "VERMI", l'impegno di questo ragazzo, come di chiunque altro appartenente alle forze armate e dell'ordine, non potrà mai essere dimenticato.
Vermi che non meritano di appartenere ad una comunità civile, vermi che non sanno rispettare il dramma di una nazione e delle famiglie che hanno visto il proprio figlio, fratello, fidanzato, amico, ritornare da terra straniera in una bara.
Il sacrificio, l'attaccamento al tricolore, alla Patria, all'unità nazionale non appartengono ad una sola parte, sono e devono essere patrimonio di tutti gli italiani; ma finché ci saranno personaggi e gruppi che continueranno a irriderli e sconsiderarli, noi da Destra ci sentiamo di elevarli sempre più a valore assoluto.
Concludo infine con un riferimento alla notizia apparsa sulla stampa viterbese inerente all'assessore provinciale Picchiarelli e il consigliere Fortuna che hanno sporto denuncia (probabilmente si sono sentiti tanto offesi) per delle scritte e un volantino a firma Casa Pound contro l'immigrazione e la società, ironicamente definita, moltirazzista; non so con quanta fretta, qualora gli venisse chiesto, assieme ai loro "compagni" di partito, di area e di sinistra, accorrerebbero per sottoscrivere una denuncia nei confronti del sito "indymedia piemontese".



Pesciaroli Filiberto -Dirig.Naz.le- Segr. prov.le de "La Destra"

domenica 20 settembre 2009

"Dolore e profondo cordoglio - orgogliosi dei nostri soldati, orgogliosi di essere italiani"

Stiamo vivendo giorni di profonda tristezza, tutta una nazione piange la perdita di 6 valorosi figli caduti in Afghanistan sotto un vigliacco attentato terrorista. Il dolore è forte, cordoglio, vicinanza, partecipazione e solidarietà da parte dell'intera comunità de "La Destra" alle famiglie dei ragazzi della Folgore; enorme rispetto per questa Unità che tanti eroi ha dato al nostro Paese.

Ma perché morire a Kabul? Dopo il lutto necessita il momento di riflettere. La missione in terra afghana richiesta dall'ONU e sotto l'egida della NATO non può trasformarsi in un cimitero Tricolore; si è detto e si continua a dire che il tributo di sangue è stato pagato per la pace, la sicurezza e la democrazia. Pace?...... sono decenni che in quelle terre c'è solo guerra - Sicurezza?...... a distanza di otto anni dall'intervento non è stato compiuto alcun passo in avanti dalla coalizione militare, i terroristi talebani si sono rafforzati e aumentati - Democrazia?....... il mondo intero ha assistito allo svolgimento delle elezioni con numerosi brogli, soprusi, denunce e i soliti giochi di potere nonostante si siano svolte con la protezione delle truppe straniere (l'osservatore distaccato direbbe che tutto va bene purché si mantengano gli interessi americani in Medio Oriente).

Il Presidente della Repubblica, del Consiglio, i Presidenti delle Camere, i massimi dirigenti dei partiti di governo e di opposizione che tutti insieme esprimono cordoglio, dopo il bel funerale di stato non lascino tutto inalterato in attesa della prossima volta. Di fronte al sangue versato dei nostri caduti, certi di rappresentare una grande potenza, che sappiano sbattere i pugni sul tavolo e pretendere di rivedere le regole di ingaggio. Non è più possibile continuare a considerare che missioni come questa non sono guerra. La guerra è una brutta bestia! La guerra si fa usando tutta la forza di cui si è capaci facendo vivere il nemico nel terrore e non viceversa. Se i nostri forti e coraggiosi soldati non possono sparare per primi, se non possono fare terra bruciata dei terroristi prima che questi vigliaccamente si fanno saltare in aria imbottiti di tritolo, che la politica e le massime istituzioni dello stato e delle forze armate non aspettino di farci piangere altre giovani vite stroncate e li riportino a casa dalle loro famiglie; sapranno certamente onorare la divisa anche nell'affiancare sul territorio nazionale le altre forze dell'ordine per contrastare la dilagante micro e macro criminalità e garantire la sicurezza dei cittadini.

Per ultimo una considerazione e riflessione, scorro i nomi e le zone di provenienza di questi 6 ragazzi: Lazio, Campania, Puglia, Basilicata, Sardegna, tutta gente del centro e soprattutto del sud. Fatalità o forse Bossi ha una sua spiegazione? O forse che la gente del sud, ancor più di quella del nord, risolve con l'arruolamento il problema della sopravvivenza causato dalle politiche scellerate di tanti anni? Caro Bossi, cari dirigenti e militanti della Lega, questi 6 ragazzi sono morti con una bandiera , quella Tricolore, sono morti per una patria e nazione, l'Italia; l'Italia vera che vorreste frantumare, quella Italia che piange oggi, da Bolzano a Lampedusa, lacrime amare.

Facciamo sì che questo sangue sparso in terre lontane serva come cemento per rafforzare l'Unità Nazionale.

Cari ragazzi, non siete 6 sconosciuti, siete 6 amici, 6 fratelli, 6 figli, 6 padri, che questo Vostro sacrificio rigeneri la passione per la nostra Terra, per la nostra Nazione, da Palermo a Trieste, dal Monte Bianco all'Etna, tutti uniti e "Orgogliosi di essere italiani".


Pesciaroli Filiberto – Dirigente Nazionale- Segr. provinciale de "La Destra"

Dedicato ai nostri caduti a Kabul

"Il Silenzio"

http://www.youtube.com/watch?v=eMtunNyJGnw

Afghanistan, le salme rientrate in Italia Dal picchetto onore ai caduti: "Eroi"


Roma - I feretri dei sei parà, avvolti nel tricolore, sono stati sbarcati dal C-130 e sono ora sulla pista dell’aeroporto di Ciampino dove vengono resi loro gli onori militari. L'aereo che ha trasportato in Italia i feretri dei militari - il capitano Antonio Fortunato, il sergente maggiore Roberto Valente, il caporal maggiore capo Massimiliano Randino e i caporal maggiori scelti Davide Ricchiuto, Giandomenico Pistonani e Matteo Mureddu - era decollato ieri pomeriggio dalla capitale afgana. Sulla pista dell'aeroporto romano le alte cariche dello Stato: il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il presidente del Senato, Renato Schifani, il presidente della Camera, Gianfranco Fini. Presente anche il ministro della Difesa Ignazio La Russa, accompagnato dai vertici militari.

La cerimonia All’interno del C-130 dell’Aeronautica sono entrati i paracadutisti che, a spalla, hanno trasportato le sei bare fino ai carri funebri, parcheggiati in un angolo della pista. I feretri passano davanti ad un picchetto della Folgore e ad una formazione interforze di cui fanno parte militari di tutte le Forze armate, crocerossine, appartenenti alle forze di polizia. Sul lato opposto i parenti, le autorità - con in testa il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano - e i vertici militari. Presenti anche due alti ufficiali afgani, frequentatori di corsi in Italia. Il presidente Napolitano ha reso omaggio alle salme dei sei parà. Su ciascuna bara il presidente ha poggiato la mano destra, inchinandosi. Quindi è rimasto ancora in silenzio davanti ai feretri avvolti nel tricolore. Poi l’ordinario militare per l’Italia, monsignor Vincenzo Pelvi, ha benedetto le salme: questo il primo atto delle breve cerimonia che è in corso a Ciampino. Dopo l’omaggio del capo dello Stato, è stato intonato il Silenzio e il picchetto schierato a Ciampino ha reso onore ai caduti.

I commilitoni Folta la rappresentanza dei berretti amaranto della Folgore. Tra di loro, il sergente maggiore Gianluca Spina, tornato solo una settimana fa da Kabul. "Io - racconta Spina - ero molto amico del capitano Antonio Fortunato. Lui è un eroe, morto per la Patria, ha dato la vita per qualcosa in cui credeva, è morto per tutti gli italiani". Ora, aggiunge, "andremo avanti nel nostro lavoro con ancora maggiore convinzione, per rendere onore al suo ricordo".

Il basco del figlio Tra i parenti dei sei paracadutisti c’è anche Simone Francesco, di due anni - figlio del sergente maggiore Roberto Valente - in braccio alla madre e con il testa il basco amaranto della Folgore. All’aeroporto militare di Ciampino sono numerosi i familiari delle vittime che attendono che dal velivolo scendano i feretri. In un’area dell’aeroporto sono già sistemati i sei carri funebri che trasporteranno le bare all’Istituto di medicina legale dove verrà effettuata l’autopsia.

La camera ardente Una volta a Roma i corpi saranno sottoposti all’autopsia disposta dalla Procura della Repubblica che ha aperto un fascicolo sulla strage: una procedura che dovrebbe durare circa sei ore. Poi, nel tardo pomeriggio, verrà allestita la camera ardente presso l’ospedale militare del Celio: qui sarà vietato l’ingresso alla stampa che invece potrà assistere ai funerali solenni che si svolgeranno lunedì mattina alle 11 nella Basilica di San Paolo fuori le mura.

I feriti Intanto sono rientrati in Italia i quattro militari italiani rimasti feriti nell’attacco di giovedì. Il loro arrivo è avvenuto intorno all’1.30 all’aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino, con un volo dell’Alitalia. Il primo maresciallo dell’Aeronautica Felice Calandriello e i primi caporalmaggiori della Folgore Rocco Leo, Sergio Agostinelli e Ferdinando Buono sono stati trasportati all’ospedale militare del Celio, a Roma. Le loro condizioni di salute non sono preoccupanti: i quattro paracadutisti accusano però un forte stato di choc che consiglia di tenerli ancora sotto osservazione.

Da: www.ilgiornale.it

sabato 19 settembre 2009

Perchè lottare

Da www.storace.it un articolo del nostro Segretario Francesco Storace:

Sono momenti difficili, quando una Nazione si trova piangere i suoi Caduti. E’ come quando in una comunità, un quartiere, una famiglia, si litiga con una persona che qualche tempo dopo muore. Viene il pentimento, il cuore si intristisce, si pensa se vale la pena accapigliarsi se può accadere che per un nonnulla la vita finisce.

Quei ragazzi meritano l’abbraccio di un’Italia che chiede silenzio e rispetto.
Ma è anche la storia, meno luttuosa per fortuna ma non meno grave, di un popolo che stringe i denti. Tremonti elogia – e fa bene – la capacità di risparmio degli italiani. Dimentica di dire che è contrapposta ancora oggi alla rapacità del fisco.
Il lavoro è sempre più precario, l’Italia da Nazione si trasforma in fazione in alcune aree del Paese.
Si deve lottare per bisogno di rappresentanza di chi non ce la fa più. Di chi ogni giorno le lacrime le versa perché non ha una casa e non avete idea quanti nei incontro ogni giorno. Sempre di più.

Perdonate lo sfogo, ma La Destra ha bisogno più di identità che di discussioni statutariamente corrette. Importanti, certo, ma nel perimetro di una tutto sommato piccola comunità che si può organizzare solo col tempo. All’Italia poco interessa l’articolo 12 e chissà quale comma del nostro statuto. Vuole sapere, se glielo facciamo sapere, quale capacità di rappresentanza abbiamo.
Leggo siti, blog, facebook e constato discussioni che con la prospettiva dell’Italia c’entrano poco; addirittura c’è chi osa parlare di guerra – in momenti come questi, poi… – contro Tizio e contro Caio e non sa di possedere solo pistole ad acqua.

Talvolta capita di fermarsi a riflettere, anche perché da domani vorrei concentrarmi sulla relazione che dovrei svolgere al comitato centrale di sabato prossimo, e mi metto a pensare, scorrendo documenti, lettere, mail.
Penso ad un’avventura iniziata con entusiasmo e che ora occorrerebbe condurre con ragione, pazienza e prospettiva.
Chi voleva fare il ministro o l’assessore non doveva scegliere la Destra.
Chi voleva fare la Cosa nera aveva già una o più case in cui trasferirsi.

La Destra è nata per un’intuizione, comprendendo due anni prima di altri quale sarebbe stata la fine di An. Chi non lo capisce ancora oggi, strilla a vuoto. Non c’è una centrale dell’informazione che dietro le quinte ordina ai cronisti di chiamarci La Destra di Storace. Succede per storia personale e neanche a me fa così piacere. La si finisca di scrivere autentiche sciocchezze.
L’Italia ha altri problemi su cui misurare la qualità delle soluzioni. Lottare è un dovere. Perdere tempo in ciance no.

Francesco Storace

venerdì 18 settembre 2009

PERCHÉ MORIRE A KABUL?

Perché, perché, perché? La domanda mi rimbomba nel cervello da quando questa mattina ho appreso la notizia della morte dei nostri giovani soldati. Perché sono morti questi ragazzi? Quali ragioni vere, autentiche per morire in terra straniera lontani da casa? Non so rispondermi, non riesco a rispondermi.

Qualcuno mi ha detto per la pace: ma sono decenni che in quelle terre c’è solo guerra. Qualche altro mi ha suggerito per la lotta al terrorismo: ma questo è terrorismo contro truppe straniere e noi Italiani siamo stati maestri nel premiare il terrorismo contro le truppe straniere degli anni 1943 – 1945. Altri ancora hanno sostenuto per la democrazia: ma il mondo intero ride per il modo come si sono svolte le elezioni sotto la protezione delle truppe straniere e con clamorose denunce di brogli.

Oggi piango, piango per queste giovani vite stroncate, piango per le famiglie ma piango soprattutto perché non capisco, non riesco a capire.

Andiamo con i nostri soldati in Afghanistan a fare la guerra ma non possiamo sparare se non con tante precauzioni e magari dobbiamo prima chiedere: “scusa ti possiamo sparare?” e poi dobbiamo aspettare la risposta. La guerra si fa uccidendo e sparando per primi, facendo vivere il nemico nel terrore e non viceversa, usando tutta la forza e la violenza di cui si è capaci. La guerra è una brutta bestia! Sono i nostri soldati preparati ad affrontarla? Non lo so, ma… non importa, tanto dobbiamo continuare a sostenere che non siamo in guerra, altrimenti agiremmo contro il nostro dettato costituzionale, e, quindi, ce ne dobbiamo “fregare” se i nostri muoiono .

Infatti loro non possono preventivamente far saltare in aria gli ostacoli, non possono sparare per primi, non possono fare terra bruciata perché non sono in guerra. Possono solo morire.

Poi però il Presidente delle Repubblica, i Presidenti delle Camere, il Presidente del Consiglio, i capi dei partiti di governo e di opposizione, di quella opposizione che quando era al governo anche lei ha fatto le guerre dicendo che non erano guerre, questa volta sì tutti insieme, esprimono cordoglio e faranno un bel funerale lasciando tutto inalterato fino alla prossima volta.

Mentre i nostri giovani muoiono, qualcuno fa affari e il dramma è che chi lucra non è neanche Italiano, anzi noi ancora peggio, dobbiamo sostenere una spesa consistente per consentire che altri si arricchiscano. Fosse almeno una guerra coloniale avremmo il vantaggio, anche se effimero, di utilizzare le risorse della nazione occupata. Ma non è nemmeno così, e aggiungo, per fortuna.

Torna allora la domanda iniziale:perché morire a Kabul?

Scorro i nomi delle vittime, giovani forti, coraggiosi, penso ai loro commilitoni che vedono le brande vuote e penso: che coraggio ci vuole a controllarsi a fare finta di niente, a non prendere le armi in dotazione e usarle contro ogni cosa che si muove, insomma iniziare a fare la guerra. Questo sì vuol dire essere espressione di una vera potenza militare oppure portiamoceli via da quell’inferno.

Scorro i loro paesi di provenienza: Orvieto, il Salento, Napoli, Lagonegro, Pagani, la Sardegna. Tutti sotto la linea gotica, il vero discrimine tra Nord e Sud. Perché solo gente del Sud? Come lo spiega Bossi? Forse perché la gente del Sud ha più problemi di sopravvivenza a causa delle politiche scellerate di questi anni? Si rende conto Bossi che questi giovani sono morti per mantenere la parola data da parte dei nostri irresponsabili politici Italiani? Lo capisce che la loro vita è il pegno di un riscatto della dignità dell’Italia tutta? Che il Nord arricchitosi alle spalle del Sud trova il suo riscatto in questi giovani Meridionali? Allora che questo sangue sparso in terre lontane serva come cemento per una nuova e più forte unità Nazionale.

Solo così forse potremo dare una risposta ai nostri perché.

Cari ragazzi, io piango e l’Italia tutta piange per voi, nasca dal vostro sacrificio un nuovo vento che rigeneri la nostra passione per la nostra terra, per la nostra nazione.

Solo così non sarete morti invano.

Adriano Tilgher

giovedì 17 settembre 2009

Onore ai nostri caduti a Kabul

La Destra Viterbo esprime solidarietà ai parenti delle vittime dell'attentato contro i militari italiani del 186° reggimento Paracadutisti Folgore dell’Esercito Italiano in missione a Kabul.

Alle famiglie dei militari caduti, va il pensiero, la vicinanza ed il profondo cordoglio di tutti noi.

Ecco chi erano i nostri militari:

http://www.corriere.it/cronache/09_settembre_17/militari_morti_afghanistan_a377fa80-a381-11de-a213-00144f02aabc.shtml

Apprendiamo inoltre con profondo dolore che uno di loro, il primo Caporal Maggiore Giandomenico Pistonami viveva a Lubriano, nella nostra provincia di Viterbo:

http://www.libero-news.it/adnkronos/view/186136

Qui un articolo in cui si parla di loro maggiormente e vengono menzionati pure i feriti:

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=383484

un articolo do OnTuscia su Giandomenico Pistonami:

http://www.ontuscia.it/notiziaEng.asp?id=8893

la sua ultima intervista:

http://periodicoitaliano.info/afghanistan-gian-domenico-pistonami-aveva-rilasciato-una-breve-intervista-allespresso.html

lunedì 14 settembre 2009

Gioventù Italiana difende il tricolore

Pubblichiamo volentieri il video di Gioventù Italiana in difesa del Tricolore Italiano e del nostro Inno Nazionale vlipesi da Umberto Bossi:

http://www.youtube.com/watch?v=CRnMoAnkZ6A

Caporetto

Pubblichiamo un articolo del nostro Segretario Francesco Storace su www.storace.it:


Si sta scherzando col fuoco.
Con Umberto Bossi, prima o poi, bisognerà parlare con chiarezza. Ma non come fa Fini, che ormai pare avere in testa un disegno politico piuttosto complesso che difficilmente può tradursi in consenso elettorale se mette in croce il leader col quale ha marciato per 15 anni.
No, lo deve fare Berlusconi se non vuole mettere in conto il rischio di una sonante vittoria della sinistra nel centrosud alle prossime elezioni regionali.
Non si vince se lo sfondo in cui si disputa la partita è caratterizzato dal sogno rinnovato dell’indipendenza della Padania. Smargiassate? Slogan per la tifoseria? Può darsi che ci sia anche molto di questo, ma diventa inaccettabile sapere che un ministro considera insultante essere italiano al punto di vagheggiare un altro Stato.

Pretendiamo chiarezza sul futuro della Nazione. La litigiosa coalizione che governa il Paese – che è legittimata dal consenso popolare – non si è presentata alle elezioni promettendo di dividere l’Italia, sia pure nelle velleitarie ambizioni di uno dei suoi leaders che, a quanto pare, è comunque quello che detta le regole del gioco.
Unità nazionale come missione di tutti, questo deve essere il valore di riferimento di tutte le forze politiche, della società. Non se ne può più di sentire certe cose, dopo l’estate incredibile che abbiamo trascorso tra dialetti e slogan disgregatori.

La Destra si avvia ad un comitato centrale – a fine mese – in cui dovremo lanciare un segnale chiaro a quegli Italiani disponibili ad ascoltarci e che vogliamo rappresentare. Non vogliamo far vincere una sinistra che non lo merita, ma il centrodestra ha il dovere della lealtà verso la Nazione. C’è una larghissima parte d’Italia dove si rischia la Caporetto a favore del Pd e dei suoi alleati se Bossi non la smette con i suoi messaggi.

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Su: www.storace.it potete vedere anche il video del delirio di Umberto Bossi.

sabato 5 settembre 2009

La Destra - Federazione di Viterbo, esprime profondo cordoglio ai familiari per la scomparsa di Brunella Rauti, moglie di Pino Rauti e madre di Isabella, moglie di Gianni Alemanno;

La signora Brunella che aveva 77 anni è deceduta all'ospedale Gemelli di Roma dove domani, dalle 11 alle 16, sara' allestita la camera ardente.

I funerali si terranno alle 12 di lunedì 7 nella Chiesa di San Francesco d'Assisi a Monte Mario in Piazza Monte Gaudio.

"Unità d'Italia "- Valore da difendere

Tra un anno o poco più l'Italia celebrerà i 150 anni dall'Unità e non è stata
ancora programmata nessuna iniziativa per festeggiare tale ricorrenza.
A noi de "La Destra", uomini e donne che hanno sempre considerato il
Tricolore e l'Idea di Nazione baluardi delle proprie azioni e scelte politiche,
è sembrato paradossale che mentre il Presidente della Repubblica (Napolitano
proviene dalle fila del vecchio PCI, partito antinazionale per eccellenza con
simboli primari l'Internazionale e la bandiera rossa), con nostro
compiacimento, è intervenuto più volte su tale questione, dall'altra parte il
Governo, con autorevoli esponenti che si definiscono di destra o centro-destra
(mi correggo è meglio dire e posizionarli solo al centro per non fare alcun
torto a Berlusconi, Letta, Tremonti, Fini ecc.) ad oggi non ha provveduto a
definire in linea di massima un calendario di manifestazioni, tranne alcuni
che, con evidente imbarazzo, si sono espressi lamentando difficoltà economiche
create dalla crisi in atto per giustificare questa lacuna.
Ritieniamo inoltre deplorevole il silenzio e la mancata contestazione nei
confronti degli unici che invece parlano e straparlano; infatti ci sono
ministri e parlamentari della maggioranza (appartententi alla Lega) che non
perdono giorno per insultare la Bandiera, l'Inno nazionale, la Lingua italiana,
sbeffeggiare gli italiani del Sud e così via dicendo. Come è cambiato il modo
di fare politica, in peggio naturalmente, se per conservare equilibri partitici
e potere, si dimostri incapaci di contrastare l'anti italianità della Lega e
dei suoi massimi dirigenti.
Inoltre, se ci fossero davvero difficoltà determinate dalla mancanza di
denaro sufficiente, ci chiediamo come mai il ministro della Difesa, quel tal
Ignazio La Russa che anche difendendo il Tricolore e osteggiando i terroristi
arabi finanziati da Gheddafi ha costruito la sua fortuna politica nel MSI prima
e in AN poi, ha permesso, sprecando soldi dello Stato, alle Frecce Tricolori di
partire per la Libia?; e perchè non si bloccano anche i finanziamenti gratuiti,
perlomeno quelli ancora da erogare promessi e concessi a Gheddafi? Cosa ne
riceverà mai il Governo italiano in cambio, anche alla luce della presenza del
Presidente del Consiglio ai festeggiamenti in onere del Rais libico, declinata
non solo dal Presidente francese ma finanche da quello russo e dallo stesso
Putin!
Per "La Destra" l'evento dell'Unità va celebrato, in modo solenne e
coinvolgendo tutti gli italiani, del Nord - del Centro - del Sud - delle
Isole; pensiamo che non serva spendere tanto, ma necessita la volontà effettiva
di promuovere più iniziative possibili. Si inizi quindi a far sventolare il
Tricoloro in tutti gli edifici pubblici e privati, aziende ed industrie con
sede e profitto in Italia; si torni ad insegnare ai bambini l'Inno di Mameli e
far suonare "Fratelli d'Italia" in tutte le manifestazioni pubbliche e prima di
ogni seduta consiliare (comunale, provinciale, regionale ecc.); nei teatri ,
nei cinema e in TV si lancino campagne di educazione sull'identità nazionale.
L'appartenenza unitaria all'Italia è un patrimonio politico e culturale
nazionale; se al Governo attuale ci fosse che crede ancora nei valori della
destra e alla fierezza di essere italiani, facciamo ad essi un appello affinchè
si impegnino con determinazione al fine di poter festeggiare i 150 anni
dell'Unità, fregandosene altamente di come la possano pensare Bossi e chi lo
segue.


Pesciaroli Filiberto - Segr. prov.le de "La Destra"

martedì 1 settembre 2009

Il consigliere Talucci Peruzzi non rappresenta gli ideali di La Destra

Il consigliere Peruzzi Talucci non rappresenta in consiglio comunale La Destra.
Non rappresenta i valori di La Destra, non rappresenta gli ideali di La Destra, non porta avanti i programmi di La Destra.

Gli elettori, gli iscritti, i militanti, i simpatizzanti di La Destra che hanno votato il partito e lo hanno portato in consiglio comunale, non riconoscono in lui il loro rappresentante al comune di Viterbo.
La decisione di dimettersi o meno resta alla sua coscienza.
La delega alla sicurezza era stata promessa e poi accordata, dal sindaco Marini, al partito La Destra, non alla persona, che come tale rispettiamo, di Giuseppe Peruzzi Talucci .
La decisione di rinunciare a tale delega spetta ancora una volta alla coscienza della persona Giuseppe Peruzzi Talucci.

La decisione di togliere la delega sulla sicurezza al consigliere Peruzzi ed ascoltare le proposte in merito di La Destra spetta al Sindaco, il quale, a onor del vero si è sempre dimostrato disponibile.
Quantomeno ad ascoltare.
Ma tutto questo è gossip.

Lo sportello per la sicurezza, che si aggiunge alle stazioni dei Carabinieri, della Polizia, dei Vigili Urbani, ai quali lo stesso sportello rimanda per le denunce dei relativi casi, ha un costo, che vorremmo sapere ed un beneficio che non ci è chiaro.
La Destra è oggi schierata con i cittadini in tutta Italia, nelle strade, nelle piazze, e soprattutto nelle periferie a raccogliere il disagio dei cittadini ed a farsene portavoce nelle sedi istituzionali.
La Destra di Viterbo sta monitorando il lavoro dell’amministrazione comunale in merito alla sicurezza, valutandone i risultati e preparando progetti migliorativi che sottoporremo al Sindaco ed a chiunque lui indichi come responsabile, pagato, della nostra sicurezza.

Aggiungo che ad oggi il giudizio dei cittadini che ci hanno contattato non è positivo.
I cittadini di Viterbo non si sentono sicuri, liberi, tutelati nei loro diritti.


Pierpaolo Pasqua, La Destra Viterbo

Pubblicato anche da New Tuscia:

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