Perché, perché, perché? La domanda mi rimbomba nel cervello da quando questa mattina ho appreso la notizia della morte dei nostri giovani soldati. Perché sono morti questi ragazzi? Quali ragioni vere, autentiche per morire in terra straniera lontani da casa? Non so rispondermi, non riesco a rispondermi.
Qualcuno mi ha detto per la pace: ma sono decenni che in quelle terre c’è solo guerra. Qualche altro mi ha suggerito per la lotta al terrorismo: ma questo è terrorismo contro truppe straniere e noi Italiani siamo stati maestri nel premiare il terrorismo contro le truppe straniere degli anni 1943 – 1945. Altri ancora hanno sostenuto per la democrazia: ma il mondo intero ride per il modo come si sono svolte le elezioni sotto la protezione delle truppe straniere e con clamorose denunce di brogli.
Oggi piango, piango per queste giovani vite stroncate, piango per le famiglie ma piango soprattutto perché non capisco, non riesco a capire.
Andiamo con i nostri soldati in Afghanistan a fare la guerra ma non possiamo sparare se non con tante precauzioni e magari dobbiamo prima chiedere: “scusa ti possiamo sparare?” e poi dobbiamo aspettare la risposta. La guerra si fa uccidendo e sparando per primi, facendo vivere il nemico nel terrore e non viceversa, usando tutta la forza e la violenza di cui si è capaci. La guerra è una brutta bestia! Sono i nostri soldati preparati ad affrontarla? Non lo so, ma… non importa, tanto dobbiamo continuare a sostenere che non siamo in guerra, altrimenti agiremmo contro il nostro dettato costituzionale, e, quindi, ce ne dobbiamo “fregare” se i nostri muoiono .
Infatti loro non possono preventivamente far saltare in aria gli ostacoli, non possono sparare per primi, non possono fare terra bruciata perché non sono in guerra. Possono solo morire.
Poi però il Presidente delle Repubblica, i Presidenti delle Camere, il Presidente del Consiglio, i capi dei partiti di governo e di opposizione, di quella opposizione che quando era al governo anche lei ha fatto le guerre dicendo che non erano guerre, questa volta sì tutti insieme, esprimono cordoglio e faranno un bel funerale lasciando tutto inalterato fino alla prossima volta.
Mentre i nostri giovani muoiono, qualcuno fa affari e il dramma è che chi lucra non è neanche Italiano, anzi noi ancora peggio, dobbiamo sostenere una spesa consistente per consentire che altri si arricchiscano. Fosse almeno una guerra coloniale avremmo il vantaggio, anche se effimero, di utilizzare le risorse della nazione occupata. Ma non è nemmeno così, e aggiungo, per fortuna.
Torna allora la domanda iniziale:perché morire a Kabul?
Scorro i nomi delle vittime, giovani forti, coraggiosi, penso ai loro commilitoni che vedono le brande vuote e penso: che coraggio ci vuole a controllarsi a fare finta di niente, a non prendere le armi in dotazione e usarle contro ogni cosa che si muove, insomma iniziare a fare la guerra. Questo sì vuol dire essere espressione di una vera potenza militare oppure portiamoceli via da quell’inferno.
Scorro i loro paesi di provenienza: Orvieto, il Salento, Napoli, Lagonegro, Pagani, la Sardegna. Tutti sotto la linea gotica, il vero discrimine tra Nord e Sud. Perché solo gente del Sud? Come lo spiega Bossi? Forse perché la gente del Sud ha più problemi di sopravvivenza a causa delle politiche scellerate di questi anni? Si rende conto Bossi che questi giovani sono morti per mantenere la parola data da parte dei nostri irresponsabili politici Italiani? Lo capisce che la loro vita è il pegno di un riscatto della dignità dell’Italia tutta? Che il Nord arricchitosi alle spalle del Sud trova il suo riscatto in questi giovani Meridionali? Allora che questo sangue sparso in terre lontane serva come cemento per una nuova e più forte unità Nazionale.
Solo così forse potremo dare una risposta ai nostri perché.
Cari ragazzi, io piango e l’Italia tutta piange per voi, nasca dal vostro sacrificio un nuovo vento che rigeneri la nostra passione per la nostra terra, per la nostra nazione.
Solo così non sarete morti invano.
Adriano Tilgher
venerdì 18 settembre 2009
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