
Il risparmio “forzoso” sulla salute dei cittadini e lo sperpero “indecoroso” della “CASTA DELLA CITTADELLA DELLA SALUTE”. Altro titolo non si può dare alla ulteriore azione proditoria commessa alle spalle dei malati e degli utenti dell’SSN da parte degli amministratori della Regione Lazio in solido con le AUSL. Difatti la nostra Regione con Decreto Commissariale n°: U6076 del 23.11.2009 “ha disposto a partire dal 1.12.2009 la sospensione della fornitura gratuita da parte dell’SSN dei prodotti aproteici per i pazienti affetti da insufficienza renale cronica”.
Ne viene addebitata la responsabilità alla “imposizione” del Governo, al fine di trasferire i fondi risparmiati nelle casse regionali “per il pagamento dei creditori nell’ambito sanitario”.
Come se l’indebitamento di tre miliardi di euro accumulatosi nel tempo, fosse colpa dei Governi o degli assistiti. Per la Regione Lazio il Governo ha già provveduto e sta provvedendo (fuori bilancio) al completamento del trasferimento dei fondi concordati: per il saldo restante ne rimane responsabile la Regione per non aver soddisfatto i piani di rientro dal debito previsto, con i relativi Piani Strutturali.
Già da vari mesi erano in atto forme di risparmio forzoso sugli utenti del Sistema Sanitario Nazionale con la sospensione dei servizi con le strutture private accreditate. Con il conseguente formarsi di lunghe liste di attesa dato che le strutture pubbliche da sole non sono in grado di soddisfarle con la tempestività che le esigenze cliniche richiedono. Anche la partecipazione alla spesa per i ricoverati nelle strutture per gli anziani cronici (RSA) da parte degli stessi o dei famigliari, è andata lievitando. Sono anche accaduti episodi di dover portare i medicinali ai pazienti ricoverati. La immoralità della favola è che il cittadino paga con le sue tasse ed in anticipo il suo diritto alla salute sancito dalla Costituzione. Quando poi è costretto a usufruirne, troppo spesso subisce il disagio di servizi caotici inadeguati e disumanizzanti nonostante la buona volontà di gran parte degli operatori sanitari.
Il malato non si consola dicendogli che sono finiti i soldi, per cui viene anche chiamato al risanamento della spesa sanitaria sottoposta a sperperi ad abusi di ogni genere sacrificando così la sua salute ed i suoi mezzi economici se ce li ha.
Il ricorso a questo tipo di risparmi è illecito e discriminatorio per le categorie più deboli.
Facciamo pubblica denuncia di una assistenza sanitaria esosa ed a rischio per la salute come dimostra anche il caso della sospensione della fornitura dei prodotti aproteici che rappresentano una componente essenziale del trattamento terapeutico per i malati di insufficienza renale cronica.: se non hai duecento euro al mese da spendere sei destinato ad un rapido aggravamento. Nel frattempo la Casta politica insediata nella cittadella della salute di Viterbo, non ha mancato di aver contribuito al dissesto finanziario della sanità come da vari mesi denunciano gli organi di informazione e confermerebbero le indagini da parte della Magistratura ordinaria e contabile.
On. Ferdinando Signorelli: Operatore Sanitario



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