da: http://www.ladestranews.it/
La consueta sceneggiata ferragostana orchestrata da radicali e compagnia nelle carceri italiane serve a sollevare il solito problema del sovraffollamento – quasi a riproporre un nuovo indulto condito da amnistia… - senza prendere di petto il problema alla radice. I numeri parlano chiaro: 63mila detenuti in carcere, tra quelli in attesa di giudizio e i condannati definitivi, di cui 40mila italiani e ben 23mila stranieri.
I 23mila stranieri pesano e troppo sulle casse carcerarie. Del resto, i dati presenti nei registri del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria parlano chiaro a tutti, tranne che al ministro Alfano: nei nostri istituti c’e’ una popolazione superiore di ventimila unita’ alla loro capienza. Non è un caso, dunque, che l’Europa ci abbia recentemente condannato – mentre via Arenula brillava per il suo silenzio – per le condizioni di vita in carcere cui era stato costretto un detenuto.
Questa situazione non si è creata da un giorno all’altro: l’allarme sovraffollamento viene denunciato quotidianamente dai sindacati degli agenti di polizia penitenziaria, tanto che il ministro Alfano si trovò ad affrontare il problema già un anno fa, poco dopo il suo insediamento. Era il 15 ottobre 2008, con il numero dei detenuti che aveva da poco superato la soglia delle 55mila unità, quando il ministro, dopo un’estate passata a studiare i problemi degli istituti di pena italiani, dichiarava solennemente: “Il governo ha elaborato una strategia complessiva multisettoriale che, senza alcuno sconto sulle esigenze di sicurezza dei cittadini, possa garantire un sostanziale miglioramento delle condizioni di detenzione… il governo "intende sollecitare le opere di completamento di alcune nuove strutture carcerarie e quelle di ampliamento di numerosi padiglioni esistenti…il governo intende percorrere la strada degli accordi bilaterali nel quadro di una strategia finalizzata a ottenere che i detenuti stranieri condannati a pene detentive brevi possano scontare la pena nei loro Paesi di origine, a prescindere dal loro consenso al rimpatrio e con la certezza che scontino effettivamente la pena e che non ritornino in Italia”.
Parole che oggi, con 8mila detenuti in più, suonano non solo come una promessa non mantenuta, ma come una vera e proprio presa in giro, soprattutto per chi nelle carceri lavora. In un anno i detenuti sono aumentati piu’ del 16%,
La verità vera è che oggi gli istituti di pena italiani scoppiano, che, al di là delle chiacchiere, non c’è una strategia e che il famigerato Piano straordinario carceri è solo una bella intenzione, ferma sul tavolo del signor ministro e del commissario del Dap, Franco Ionta. Il quale non è certo esente da colpe: è lì da un anno e ha fatto esattamente la stessa cosa del ministro, vale a dire nulla.
Se il ministro Alfano avesse dato seguito a una sola delle sue promesse (quella relativa agli accordi bilaterali, per far sì che i detenuti stranieri scontino la pena nei loro Paesi di origine), oggi le carceri italiane non patirebbero il sovraffollamento, ma avrebbero una popolazione carceraria adeguata alla capienza.
Il fatto è che il “pianeta carcere”, nel suo complesso, è visto come un problema da evitare, come un argomento scomodo, di cui meno si parla e meglio è. Forse è per questo che nessuno affronta davvero e seriamente un altro tema, strettamente connesso alla vita in carcere: la carenza d’organico della Polizia penitenziaria. Nelle carceri italiane, anche questo i sindacati lo denunciano quotidianamente, non solo ci sono troppi detenuti, ma ci sono anche pochi agenti.
Provate a chiederlo al ministro e lui vi risponderà che non ci sono i soldi per nuove assunzioni. Ma forse ci sarebbe modo di impiegare meglio molti agenti di polizia penitenziaria, che attualmente sono destinati a incarichi molto diversi, rispetto a quello per il quale sono stati assunti. E, per capirlo, basta fare un salto al ministero di via Arenula, dove ci sono agenti di polizia penitenziaria non solo per effettuare i servizi di scorta, ma anche negli uffici.
Perché ci sono agenti di polizia penitenziaria all’ufficio stampa del Ministero? Perché ci sono agenti di polizia penitenziaria anche in quasi tutti gli altri uffici e anche nelle diverse segreterie, a partire da quella dei vice-capi di Gabinetto del ministro della Giustizia? E, ancora, non sarà forse il caso di dare una regolata ai vari servizi di scorta, che sottraggono tanti uomini ai servizi in carcere? Ma è proprio necessario che l’ex ministro Fassino e l’ex ministro Mastella debbano avere ancora auto del Ministero della Giustizia, con tanto tutela garantita da agenti di polizia penitenziaria? E sono davvero necessarie due auto (una delle quali di sola scorta) e tre-quattro agenti a turno per la responsabile dell’ufficio legislativo del Ministero, per quanto ricopra anche la delicata veste di moglie di Bruno Vespa?
Domande che sorgono spontanee, soprattutto nel momento in cui, mentre il ministro Alfano tace, c’è un altro ministro che parla e straparla di risparmi, di fannulloni e di Pubblica amministrazione. Signor ministro Brunetta, a pochi passi da Palazzo Vidoni c’è via Arenula: forse sarebbe il caso di farci un salto.
E magari scoprirebbe ancora, a scartabellare la carte come abbiamo fatto noi, che probabilmente la situazione piu’ drammatica e’ in quelle regioni dove i detenuti stranieri superano addirittura gli italiani: Piemonte, Emilia Romagna e Veneto sono in testa alla triste classifica delle regioni che vedono una maggioranza di carcerati non italiana, ma non sono sole. A far loro compagnia, Liguria, Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. Lombardia e Lazio fanno la loro parte con una leggera prevalenza di detenuti italiani sugli stranieri. Domanda: e’ casuale che sia nelle aree piu’ ricche del Paese il piu’ alto numero di detenuti non italiani? Di fronte a queste cifre, si ha ancora il coraggio di negare che la questione immigrazione e’ anche un problema di sicurezza?
La consueta sceneggiata ferragostana orchestrata da radicali e compagnia nelle carceri italiane serve a sollevare il solito problema del sovraffollamento – quasi a riproporre un nuovo indulto condito da amnistia… - senza prendere di petto il problema alla radice. I numeri parlano chiaro: 63mila detenuti in carcere, tra quelli in attesa di giudizio e i condannati definitivi, di cui 40mila italiani e ben 23mila stranieri.
I 23mila stranieri pesano e troppo sulle casse carcerarie. Del resto, i dati presenti nei registri del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria parlano chiaro a tutti, tranne che al ministro Alfano: nei nostri istituti c’e’ una popolazione superiore di ventimila unita’ alla loro capienza. Non è un caso, dunque, che l’Europa ci abbia recentemente condannato – mentre via Arenula brillava per il suo silenzio – per le condizioni di vita in carcere cui era stato costretto un detenuto.
Questa situazione non si è creata da un giorno all’altro: l’allarme sovraffollamento viene denunciato quotidianamente dai sindacati degli agenti di polizia penitenziaria, tanto che il ministro Alfano si trovò ad affrontare il problema già un anno fa, poco dopo il suo insediamento. Era il 15 ottobre 2008, con il numero dei detenuti che aveva da poco superato la soglia delle 55mila unità, quando il ministro, dopo un’estate passata a studiare i problemi degli istituti di pena italiani, dichiarava solennemente: “Il governo ha elaborato una strategia complessiva multisettoriale che, senza alcuno sconto sulle esigenze di sicurezza dei cittadini, possa garantire un sostanziale miglioramento delle condizioni di detenzione… il governo "intende sollecitare le opere di completamento di alcune nuove strutture carcerarie e quelle di ampliamento di numerosi padiglioni esistenti…il governo intende percorrere la strada degli accordi bilaterali nel quadro di una strategia finalizzata a ottenere che i detenuti stranieri condannati a pene detentive brevi possano scontare la pena nei loro Paesi di origine, a prescindere dal loro consenso al rimpatrio e con la certezza che scontino effettivamente la pena e che non ritornino in Italia”.
Parole che oggi, con 8mila detenuti in più, suonano non solo come una promessa non mantenuta, ma come una vera e proprio presa in giro, soprattutto per chi nelle carceri lavora. In un anno i detenuti sono aumentati piu’ del 16%,
La verità vera è che oggi gli istituti di pena italiani scoppiano, che, al di là delle chiacchiere, non c’è una strategia e che il famigerato Piano straordinario carceri è solo una bella intenzione, ferma sul tavolo del signor ministro e del commissario del Dap, Franco Ionta. Il quale non è certo esente da colpe: è lì da un anno e ha fatto esattamente la stessa cosa del ministro, vale a dire nulla.
Se il ministro Alfano avesse dato seguito a una sola delle sue promesse (quella relativa agli accordi bilaterali, per far sì che i detenuti stranieri scontino la pena nei loro Paesi di origine), oggi le carceri italiane non patirebbero il sovraffollamento, ma avrebbero una popolazione carceraria adeguata alla capienza.
Il fatto è che il “pianeta carcere”, nel suo complesso, è visto come un problema da evitare, come un argomento scomodo, di cui meno si parla e meglio è. Forse è per questo che nessuno affronta davvero e seriamente un altro tema, strettamente connesso alla vita in carcere: la carenza d’organico della Polizia penitenziaria. Nelle carceri italiane, anche questo i sindacati lo denunciano quotidianamente, non solo ci sono troppi detenuti, ma ci sono anche pochi agenti.
Provate a chiederlo al ministro e lui vi risponderà che non ci sono i soldi per nuove assunzioni. Ma forse ci sarebbe modo di impiegare meglio molti agenti di polizia penitenziaria, che attualmente sono destinati a incarichi molto diversi, rispetto a quello per il quale sono stati assunti. E, per capirlo, basta fare un salto al ministero di via Arenula, dove ci sono agenti di polizia penitenziaria non solo per effettuare i servizi di scorta, ma anche negli uffici.
Perché ci sono agenti di polizia penitenziaria all’ufficio stampa del Ministero? Perché ci sono agenti di polizia penitenziaria anche in quasi tutti gli altri uffici e anche nelle diverse segreterie, a partire da quella dei vice-capi di Gabinetto del ministro della Giustizia? E, ancora, non sarà forse il caso di dare una regolata ai vari servizi di scorta, che sottraggono tanti uomini ai servizi in carcere? Ma è proprio necessario che l’ex ministro Fassino e l’ex ministro Mastella debbano avere ancora auto del Ministero della Giustizia, con tanto tutela garantita da agenti di polizia penitenziaria? E sono davvero necessarie due auto (una delle quali di sola scorta) e tre-quattro agenti a turno per la responsabile dell’ufficio legislativo del Ministero, per quanto ricopra anche la delicata veste di moglie di Bruno Vespa?
Domande che sorgono spontanee, soprattutto nel momento in cui, mentre il ministro Alfano tace, c’è un altro ministro che parla e straparla di risparmi, di fannulloni e di Pubblica amministrazione. Signor ministro Brunetta, a pochi passi da Palazzo Vidoni c’è via Arenula: forse sarebbe il caso di farci un salto.
E magari scoprirebbe ancora, a scartabellare la carte come abbiamo fatto noi, che probabilmente la situazione piu’ drammatica e’ in quelle regioni dove i detenuti stranieri superano addirittura gli italiani: Piemonte, Emilia Romagna e Veneto sono in testa alla triste classifica delle regioni che vedono una maggioranza di carcerati non italiana, ma non sono sole. A far loro compagnia, Liguria, Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. Lombardia e Lazio fanno la loro parte con una leggera prevalenza di detenuti italiani sugli stranieri. Domanda: e’ casuale che sia nelle aree piu’ ricche del Paese il piu’ alto numero di detenuti non italiani? Di fronte a queste cifre, si ha ancora il coraggio di negare che la questione immigrazione e’ anche un problema di sicurezza?
Francesco Storace



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