
Da: www.storace.it
E ora, povero Marrazzo? Il presidente inutile del Lazio sta zitto, non dice una parola, eppure – ma non dovrebbe essere fazioso, astioso, odioso – dovrebbe dire qualcosa sulla sentenza della Corte dei Conti che ha messo la parola fine alle polemiche sull’atteggiamento dell’amministrazione regionale che ho guidato prima di lui.
Il capo di un’istituzione dovrebbe, per l’elementare principio di continuita’ amministrativa, affermare che nel Lazio la sanita’ non e’ stata aggredita da chi lo ha preceduto, dovrebbe dire, sgombro da ansia propagandistica, che il debito e’ strutturale, sistemico, e non dovuto alle azioni contingenti di chi amministra.
Ma non puo’ farlo, perche’ altrimenti casca l’impalcatura che ha edificato al solo scopo di campare senza rendere conto delle proprie azioni.
Ieri abbiamo appreso – e penso anche lui – che la magistratura contabile ha sentenziato alcune cose molte precise. Il debito nel Lazio c’era prima di noi e ricordo ancora la riunione di giunta in cui l’assessore al bilancio di allora, Andrea Augello, denuncio’ a tutti noi che Badaloni ci aveva lasciato 8400 miliardi di vecchie lire di debiti, circa 4,2 miliardi di euro…. Lo certifico’ anche il governo Amato, che non era un pericoloso eversore di destra.
Di piu’: la Corte dei conti afferma con chiarezza che “nessun abuso e’ stato commesso nella ristrutturazione del debito della regione Lazio”. Ovvero, la manovra economica che la mia giunta, proprio grazie al lavoro di Augello, mise in campo per uscire dalla voragine badaloniana, fu corretta. Ancora: la gestione del portafoglio del debito , attuata fino al 2005, produsse un risultato complessivo positivo per circa 125 milioni di euro.
Altro che chiacchiere, vorrei poter dire oggi dopo anni di amarezze. Il che non vuol dire nascondere una realta’ di disavanzi annuali maturati per offrire servizi ai cittadini, a partire da quattro ospedali aperti nel territorio. Riedificammo dalle rovine il Cpo di Ostia, struttura ospedaliera per malati disabili gravissimi; aprimmo l’ospedale policlinico di Tor Vergata; aprimmo alla citta’ di Roma e alla Nazione l’istituto tumori Regina Elena; tirammo fuori dalla vergogna di una chiusura trentennale quella che era diventata la cattedrale nel deserto chiamata Sant’Andrea.
Ma Marrazzo tace, e’ ammutolito, ha perso la parola. Coraggio, presidente, dilla una parola senza buttarla in propaganda. E’ finito il tempo in cui si parla del passato: dopo quattro anni di malgoverno – in cui sono continuate le ruberie ai danni della sanita’ pubblica – abbi l’onesta’ di ammettere di aver sbagliato a mettere sotto accusa chi c’era prima di te. E magari abbi lo stesso coraggio che metto in campo io nel momento in cui invito tutti a guardare alla realta’ strutturale di una sanita’ – quella del Lazio – che troppo spesso e costretta a pagare il costo che deriva dall’essere la regione della Capitale, con tutto quello che comporta in termini di sistema di spesa. L’amministrazione di centrosinistra ha aumentato persino il disavanzo annuale rispetto a quella di centrodestra e nonostante la pioggia di miliardi di euro arrivati dai vari governi, da Prodi e Berlusconi. Con una sola differenza, pero’: io gli ospedali li ho aperti, Marrazzo li chiude.



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