Dal Corriere della Sera:
http://www.storace.it/wp-content/uploads/2009/08/corriere-della-sera-28_08_09-intervista-a-storace-su-fini.pdf
MILANO - È cambiato? «Eh se è cambiato!».
ln meglio o in peggio? «Passiamo alla domanda di riserva».
Francesco Storace, segretario de La Destra, collaboratore di Gianfranco Fini dagli albori fino alla scissione, non è che in lei parla la rivalità politica?
«Mettiamo in chiaro una cosa: in me non c'è malanimo. Con Fini ho avuto un rapporto lunghissimo. Spero che il mio sia un giudizio sereno».
Spari.
«Sono molto deluso da certe prese di posizione. Non ne ritrovo una del passato. Prenda la festa del Pd a Genova...».
Allora?
«Mi ricordo un'altra festa dell'Unità a Bologna dove c'era un leader della destra capace di provocare l'avversario con argomenti solidi e forti. Invece a Genova ha scelto la strada più semplice. Perché non ha chiesto le scuse di chi lo accusava di controllare la questura durante il G8?»
Secondo lei?
«Perchè non sarebbero state rose e fiori»
Qual'è stato il cambiamento più radicale?
«Il suo rapporto con la Chiesa. Mi ricordo che durante la prima campagna elettorale che lo fece conoscere in Italia, quella conto Rutelli per il sindaco di Roma, la Chiesa era ll soggetto più importante della campagna elettorale. Adesso sono meravigliato delle sue prese di posizione: non ho mai immaginato, che fosse ateo».
Andava a messa?
«Posso dirle solo questo. Mi ha colpito molto il fatto che adesso, quando entra in una chiesa, non si segna. Prima si faceva il segno della croce».
Sono percorsi personali.
«Le racconto un altro episodio per farle capire quanto l'argomento fosse importante per lui. Ci fu un incontro segreto con l'allora vicario Ruini. Ma la Stampa svelò tutto. La Curia, di prassi, smentì. Fini era profondamente preoccupato, direi tormentato. Lì feci il mio capolavoro da capufficio stampa. Scrissi una nota: Se smentisce Ruini, smentisco anch'io. Fini era felice».
«Con Fini facevamo i manifesti con le impronte digitali e la scritta: "orgogliosi di essere italiani". Ora ci si vergogna. Il suo è un cambiamento epocale. C'è stata una totale rimozione del passato. Non riesco a capire l'obiettivo. Se lo conosco bene Fini tra qualche anno lascerà la politica»
Se lo incontrasse che domanda gli farebbe?
«Semplice, semplice: perché? Perché ha fatto il presidente della Camera e non il ministro dell'interno. Quella era la strada per la successione a Berlusconi».
Qualcosa di più personale?
«Quando ci sarà l'occasione glielo dirò personalmente. Certo, non la troverà scritta sul giornale».
venerdì 28 agosto 2009
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