Molto interessante l'editoriale di oggi su:
http://www.ladestranews.it/
di Adriano Tilgher
C’è una parola oggi che va molto di moda ma che nessuno rispetta più,avendo perso il significato originario ed avendo acquisito un senso quasi mitico: democrazia.
Chiunque si avvicini oggi alla politica non può non definirsi democratico. Cosa significa in effetti questa parola? La democrazia è il metodo di governo mediante il quale il popolo sarebbe il gestore del potere e delle pubblica amministrazione. Nel linguaggio comune però da metodo si è trasformato in principio, perdendo di fatti qualsiasi significato; tanto è vero che in questo periodo in cui il sistema parlamentare è bloccato, la legge elettorale esclude vaste fasce di elettorato dalla rappresentatività e i rappresentanti parlamentari non sono più eletti dal popolo ma nominati dai segretari di partito viviamo in un meccanismo totalitario bipolare che con la democrazia ha poco e niente a che vedere. Eppure, come dicevamo, tutti si riempiono la bocca con questa parola quasi ad evocarne il valore taumaturgico e legittimante al punto da far credere di trovarci di fronte ad un nuovo mito.
Anche questo tecnicismo parolaio ha allontanato la gente dalla politica perché non si è trovato riscontro al principio: infatti se da un metodo tiriamo fuori un principio e questo non esiste ed in più il metodo non viene attuato, si crea una frattura insanabile con chi crede in qualcosa che non c’è nella realtà.
Mai come in questo periodo storico la gente, ovvero il popolo, quello che secondo il metodo democratico dovrebbe governare, si è sentito lontano dalla gestione del potere e quindi in contrasto con il principio tanto osannato della democrazia. La disaffezione è frutto di questa truffa parolaia.
La volontà, però, di coloro che gestiscono il potere in questo momento è proprio quella di ridurre i margini di partecipazione popolare per rendere più facile la gestione ed il controllo del potere stesso. Basta pensare a ciò che accade in quella che viene considerata la più grande democrazia del mondo: gli Stati Uniti d’America.
In quella nazione alle ultime elezioni presidenziali, le più partecipate, ha votato poco più del 60% degli iscritti nelle liste elettorali, se però consideriamo che l’iscrizione nelle liste elettorali è facoltativa, ci rendiamo conto che a votare è stata una minoranza anche di scarsa entità.
La risposta, sotto certi aspetti rivoluzionaria, a questo stato di cose è la partecipazione autentica dei cittadini alla vita pubblica.
In un passato quasi recente, questa partecipazione si è realizzata attraverso le corporazioni che erano le strutture verticali di tutte le categorie professionali e produttive. In epoca immediatamente successiva si è cercato di rendere ancora più partecipativo l’impegno soprattutto nelle imprese attraverso la socializzazione, indicando in tal modo la strada per il futuro. Il nostro impegno infatti dovrà essere per la socializzazione di tutto lo stato.
Solo così potremo ridare forza e vigore al principio partecipativo.
Pertanto alla parola democrazia va sostituita la parola partecipazione e da questa dobbiamo far discendere gli istituti rappresentativi.
Impegno gravoso, difficile e controtendenza ma che può effettivamente rivoluzionare le impostazioni sociali moderne.
Adriano Tilgher
venerdì 16 ottobre 2009
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